Il passato minerario di Rio Marina

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Intervista a Gianfranco Vanagolli

Oggi, mercoledì 4 dicembre, nella nostra redazione intervistiamo Gianfranco Vanagolli, storico e professore di storia e filosofia di Rio.La prima domanda che gli rivolgiamo tenta di comprendere che cosa maggiormente lo appassiona nel suo lavoro; il professore parla subito della sua dedizione per la storia, spiegando che non è possibile scinderla dalla filosofia: studiando le diverse società di epoche differenti, infatti, non si può ignorare la loro mentalità, e dunque, di conseguenza, il loro ragionamento filosofico.“Quando parliamo di miniera facciamo riferimento a una serie di attività”, ci ha poi detto, in merito ai suoi studi sulle caratteristiche miniere dell’isola, “non soltanto a quella del minatore. Ci sono due grandi settori: l’escavazione a cielo aperto e l’escavazione in galleria; inoltre, era compreso anche il coinvolgimento degli idraulici e dell’equipaggio delle imbarcazioni, che si occupavano di trasportare i minerali; agivano infine i carpentieri ed i fabbri.”Il territorio elbano e i suoi abitanti, per questo motivo, hanno subito conseguenze ambientali notevoli: dove prima era visibile un monte, oggi è presente soltanto una buca, prodotto di decenni di escavazioni. L’ambiente era solo da sfruttare. Di questi impatti dannosi, purtroppo, quarant’anni fa non si aveva la minima consapevolezza; e anche gli operai stessi lavoravano in condizioni di rischio e di pericolo, spesso ignorando le giuste norme di sicurezza.La vita dei minatori era dura, difficile: l’escavazione si effettuava manualmente, si usava la pala e il piccone, e tutto si preparava a mano, persino le mine; le “coffe”, invece, erano dei recipienti di vimini (realizzati proprio in miniera) che i cavatori si mettevano sulle spalle e che potevano trasportare fino a venticinque o trenta chili di minerale.“Quel mondo era molto ruvido, violento”, sottolinea infine, “e si lavorava molto guadagnando troppo poco; non si aveva il minimo riguardo nei confronti della fatica, non le si prestava nessuna attenzione, poiché era considerata un fatto naturale. L’intero lavoro si basava sullo sforzo fisico di chi vi lavorava.”Adele Pavia, Viola Caselli, Alessia Vai III Liceo Classico, ISIS R. Foresi Isola d’Elba

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